Anche quest'anno gli amici de "Il Cavocchio" mi hanno chiesto di scrivere due parole di presentazione al catalogo del Concorso nazionale di fotografia da essi promosso, ma non sanno le difficoltà che incontro nel farlo. Il perché è presto detto: questo concorso è stato organizzato, fin dalla prima edizione, cosi bene, con tanta passione, competenza ed intelligenza ed ha ottenuto così favorevoli consensi di critica e di pubblico, che rischio facilmente di ripetere gli elogi espressi l'anno precedente. Insomma. sono a corto di parole per esprimere il mio plauso, il mio consenso ad una iniziativa di così elevato livello qualitativo dimostrato dalla partecipazione di concorrenti provenienti da tutte le regioni d'Italia. Non ho altro da aggiungere.

Ing. FRANCO CARAMANICO
Sindaco di Guardiagrele

L'abituale appuntamento con il Concorso Fotografico organizzato da "Il Cavocchio" mi costringe, è proprio il caso di dirlo, ogni volta a tornare a considerare la fotografia, la sua sintassi, le sue potenzialità estetiche, ma soprattutto a fare i conti con un "qualcosa" che ho sempre provato nei confronti di questa forma espressiva e che, per la prima volta, rendo palese. Vengo al dunque. Quando lessi di un episodio accaduto a Francesco Paolo Michetti a Miglianico, e cioè che i fedeli diedero la caccia all'artista per aver profanato fotografandolo, il busto di San Pantaleone, mi meravigliai poco: sapevo già che "i primitivi" non si lasciano facilmente fotografare perché, per loro, possedere l'immagine di una cosa equivale a possedere la cosa stessa, fotografare una persona equivale a derubarne l'anima. Ma sapevo ancor di più che io stesso non ho mai amato farmi fotografare, così come far fotografare i miei figli dei quali non porto mai dietro, com'è usanza, l'immagine nel portafoglio o in macchina("Papà non correre!"). Anch'io, dunque, un "primitivo". Non sono certo un iconoclasta, anzi per molti versi sono un "visivo", ma nelle fotografie ho sempre rilevato un carattere "strano", che mi turba. Quando mi osservo nell'immagine, mi chiedo se veramente sono io "quello lì", così panciuto e spelacchiato, con tutti quei segnacci sulla faccia e certe espressioni curiose; perché, se mi considero "dall'interno", tutta questa vecchiaia e decadenza non la trovo affatto, concentrato come sono nelle attività che svolgo e nei miei pensieri. È come se lo "scatto" fotografico mi congelasse, si prendesse una parte di me facendola oggetto e, nell'atto di prenderla, la falsificasse, falsificando me stesso. D'altro canto, però, so pure che nell'immagine restituita sono io e, quindi, del vero ci deve essere. Sono così per gli altri. La fotografia svela a me, di me, al pari dello specchio, quel che non posso mai vedere, perché sono "di qua", mentre gli altri si trovano "di là". Detto in breve, nella fotografia constato una ambiguità: da una parte, mi "mortifica"; dall'altra, mi svela secondo una prospettiva nuova. Quanto detto per il ritratto vale anche per gli oggetti, gli eventi o "pezzi" di natura. L'immagine ne mostra aspetti mai prima intravisti, rinnovando la nostra percezione, ma dice della loro "superficie" e della loro esistenza in un tempo che non c'è più. La fotografia mummifica l'istante e lo rende, in tal modo, immortale? Mi fermo qui, perché credo che bastino queste poche righe ad indicare quale ricchezza di stimoli a riflettere fornisca un concorso organizzato in modo così competente, appassionato e severo a tutti i cittadini di Guardiagrele e quanto esso contribuisca a rafforzare in loro, nei confronti di una forma d'arte oggi tanto pervasiva, il senso critico che fa tutt'uno con la libertà.

Prof. MARIO PALMERIO
Ass. alla Cultura - Comune di Guardiagrele

La fotografia, esprimendo sentimento e carica emozionale, conferisce carattere ed estensione metaforica a qualsiasi oggetto, situazione e comportamento, quasi con l'eleganza di un quadro. Tali caratteri risaltano ed individuano la capacità del fotografo che, mediante la propria novità e creatività, esprime forti sentimenti ed emozioni non banali, innalzandosi attraverso il quotidiano e allo stesso tempo al di sopra di esso. In virtù di tali elementi, le foto evidenziano l'abilità dell'artista nell'esprimersi raffinatamente, quasi in sospensione tra sogno e realtà. Un acceso ringraziamento agli artisti che, con le loro opere di intenso valore artistico e culturale, hanno saputo imprigionare la percezione delle loro impressioni con uno scatto. Una singolare e speciale gratitudine al Presidente, ai componenti del Direttivo ed a tutti i Soci dell'Associazione "IL CAVOCCHIO" che, con competenza e maestria, continuano ad attribuire a questa manifestazione una veste culturale di alto prestigio. Una profonda riconoscenza alla giuria che ha saputo scegliere con competenza, esperienza ed efficienza le foto più significative ed espressive. La Pro-Loco ringrazia per la partecipazione e si rende disponibile a collaborare anche per il futuro.

Dott. PAOLO RULLO
Presidente della Pro-Loco Guardiagrele

201 gli autori da ogni regione d'Italia, 1252 opere pervenute: queste le cifre essenziali del 7° Concorso Fotografico "Il Cavocchio". Da tanto materiale la giuria, presieduta dal Maestro della Fotografia Giorgio Rigon (Dipartimento Attività Culturali F.I.A.F.), ha scelto le opere più significative, con doverosa attenzione, non priva di qualche difficoltà. Spesso, infatti, la giuria si è trovata costretta ad escludere opere qualitativamente valide: tante, tantissime le foto degne di ammissione. Sono 169 le opere selezionate ed esposte al pubblico, in una mostra sicuramente di alto livello estetico e culturale. I complimenti più sinceri, perciò, a tutti i partecipanti ed un grazie per aver onorato, con la loro qualificata presenza, l'Associazione "Il Cavocchio" e la città di Guardiagrele.

NICOLA DI COCCO
Presidente "I Cavocchio"

FOTOGRAFIA NELLA TRADIZIONE E NEL DIVENIRE

Gli organizzatori del 7° Concorso fotografico nazionale "Il Cavocchio" hanno capitalizzato l'esperienza delle precedenti edizioni e sono divenuti, ormai, esperti della moderna comunicazione visiva; come tali, hanno recepito l'attuale tendenza del "digitale" ad inserirsi di forza nella competizione con le fotografie tradizionali. In virtù di quest'appassionante sfida tra le due discipline figurative, l'organizzazione de "Il Cavocchio" ha voluto aggiungere, alle tradizionali sezioni del Concorso, una speciale sezione dedicata all'"elaborazione", senza aggiungere alcun altro chiarimento, nella piena consapevolezza che il concetto di "elaborazione fotografica" è oggi sinonimo unico ed inequivocabile di "manipolazione digitale". In sede di giuria non c'è bastato prendere semplicemente atto della pratica digitale come "epifenomeno" della moderna comunicazione visiva, abbiamo ritenuto necessario approfondirne l'analisi, riferendoci, naturalmente, alla pura dimensione estetica. Vi è una categoria di fotografi che, spostando il centro d'interesse dalla pratica artigianale della camera oscura a quella del computer, vuole conservare la fedeltà al dato visivo continuando a produrre fotografie nel senso classico del termine. Per questa categoria di fotografi non ha importanza che le immagini passino attraverso uno "scanner" e che l'immagine finale sia realizzata da una stampante collegata al computer, l'importante è che questi apparecchi elettronici siano serviti soltanto come mezzo di transito e non come strumenti mistificatori. Noi concordiamo pienamente con questo tipo di scelta tecnico-espressiva, poiché, anche se la stampa non è realizzata sulla tradizionale emulsione di granuli d'argento, lo specifico della fotografia non è tradito, purché ciò che è rappresentato risulti conforme a quanto "visto" dal fotografo al momento dello scatto. Poi vi sono gli autori che amano abbandonarsi a briglia sciolta alla fantasia. A favore di questi ultimi, la tecnica digitale mette a disposizione strumenti potentissimi che suggeriscono artifici grafici tali da stravolgere il dato visivo offerto dalla realtà per trasformarlo in un prodotto fantasma che dà forma visuale a concetti, a sogni, ad incubi. Gli effetti di magia che i programmi dei computers (i cosiddetti software) sono in grado di creare, rappresentano un irresistibile invito a sbizzarrirsi, a lasciarsi andare al caso, all'arbitrarietà od a ricalcare stilemi mutuati dai più diversi movimenti delle arti figurative: dall'Impressionismo al Surrealismo, dall'Astrattismo al Concettuale. Dobbiamo riconoscere, tuttavia, che questa "ebbrezza del digitale" ha determinato, fin dal suo inizio, una vera e propria volgarizzazione e banalizzandone di molte poetiche figurative accelerandone il tramonto. Nell'invitare i fotografi italiani a concorrere nei diversi ambiti delle sezioni del concorso (stampe in bianco e nero, stampe a colori ed elaborazioni) i soci de "Il Cavocchio" hanno voluto indicare i tre paralleli orientamenti dell'attuale cultura dell'immagine: la tradizione storica, incentrata su una concezione elitaria dell'immagine monocromatica con un forte richiamo ai valori artigianali della camera oscura; la rappresentazione icastica, a tutto campo propria della fotografia a colori che costituisce oggi il più popolare sistema di comunicazione visiva, universalmente adottato dai principali media; la sfera della fantasia, intesa come volontà di emanciparsi dai dati della realtà oggettiva per idealizzare ogni soggetto ed ogni aspetto esistenziale, offrendocene una rappresentazione soggettiva e virtuale. A dire il vero, le opere che sono emerse, dopo la severa selezione operata dalla giuria nella 7^ edizione del Concorso Fotografico "Il Cavocchio", rappresentano il meglio che si possa desiderare nell'ambito di queste tre dimensioni estetiche.

GIORGIO RIGON
Presidente della Giuria

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